Scegliamo la pelle animale prima di tutto perché dà valore a un materiale che la filiera alimentare lascia dietro di sé. Le pelli che utilizziamo provengono da quella filiera: un sottoprodotto che, senza recupero, rischierebbe di diventare un rifiuto da smaltire. La concia lo trasforma in una materia resistente, versatile e capace di accompagnarci per anni. Per noi la sostenibilità comincia anche qui: utilizzare bene quello che esiste già.
Poi ci sono le qualità che senti ai piedi. Una buona pelle unisce traspirabilità, capacità di assorbire umidità, flessibilità e resistenza agli strappi e alle continue pieghe del cammino.
Ecco perché la parola “vegano”, da sola, non ci basta per parlare di ecologia. Molte alternative alla pelle contengono poliuretano o PVC, cioè materie plastiche; anche alcuni materiali di origine vegetale contengono rivestimenti e componenti sintetici. Un nome verde non racconta quanto durerà una scarpa, né cosa potrai fare quando si rovinerà.
La pelle di qualità, invece, offre possibilità concrete di manutenzione e riparazione: si può pulire, nutrire, ravvivare nel colore e, dove il danno lo consente, ricucire o rinforzare. Se la scarpa è costruita per essere risuolata, possiamo cambiare la suola e conservare la tomaia. Un rivestimento sintetico che si sfoglia è spesso molto più difficile da recuperare in modo duraturo.